Cambogia: Hun Sen forma il governo, opposizione boicotta Parlamento

Cambogia re parlamento

I parlamentari si inchinano al re nel giorno dell'apertura dell'Assemblea Nazionale (Foto Phnom Penh Post)

Hun Sen ‘incoronato’ da un Parlamento semivuoto. Fuori continuano le proteste contro il regime. Ambasciatore USA: ‘voto irregolare’. Il regime: “Non siamo Repubblica delle Banane”

BANGKOK (Asiablog) – L’Assemblea Nazionale del Regno della Cambogia ha approvato martedì un nuovo mandato di cinque anni per il primo ministro Hun Sen, al potere dal 1985. Tutti i 68 deputati del partito di Hun Sen hanno approvato l’elenco dei ministri tramite alzata di mano. Nel suo discorso all’Assemblea, Hun Sen ha parlato di “giorno storico per la Cambogia” e ha voluto sottolineare ancora una volta che le elezioni sono state “libere, oneste, giuste e trasparenti”. Il voto dell’Assemblea Nazionale è arrivato nonostante le proteste popolari ancora in corso e il boicottaggio dell’Aula da parte dell’opposizione, che accusa il regime di brogli elettorali. Secondo i risultati ufficiali, alle elezioni di luglio il CPP si sarebbe aggiudicato 68 seggi contro i 55 del CNRP.

RE, USA E BANANE – Malgrado le polemiche si è presentato in aula il re, Norodom Sihamoni, che ha ricevuto il tradizionale inchino da parte dei nuovi membri dell’Assemblea. Alla cerimonia erano presenti anche diversi diplomatici stranieri, tra i quali l’ambasciatore statunitense, William Todd, che ha colto l’occasione per confermare la criticità americana riguardo al regime di Hun Sen.

“Sono qui solo per rispetto nei confronti del re, ma questo non è in nessun modo un endorsement nei confronti del risultato elettorale. L’America crede che il risultato elettorale sia viziato da errori ed irregolarità,” ha dichiarato Todd.

La risposta è arrivata dal Ministero degli Esteri cambogiano:

“Il Regno della Cambogia non è una Repubblica delle Banane. Non possiamo accettare un comportamento così arrogante da parte di un ambasciatore, qualunque paese esso rappresenti.”

Manifestazione Freedom Park Phnom Penh.

Manifestazione anti-regime al Freedom Park di Phnom Penh. (Foto Hong Menea/Phnom Penh Post)

PROTESTE CONTRO IL REGIME – Intanto continuano le proteste e le manifestazioni nella capitale Phnom Penh e in altri luoghi. Nei giorni scorsi un uomo è stato ucciso e diverse persone sono state ferite dalle forze di sicurezza. In un altro episodio, un gruppo di teppisti in borghese al soldo del regime, armati di bastoni elettrici e fionde, hanno attaccato una veglia pacifica in una pagoda. Tra i feriti anche monaci buddhisti, anziane signore e giornalisti stranieri. I brogli elettorali, l’intolleranza verso il dissenso sociale e il pugno di ferro con cui vengono affrontate le manifestazioni pubbliche, hanno acceso dubbi crescenti sulla legittimità del regime di Hun Sen. Da qui le denuncie dell’opposizione del CNRP, che ritiene il paese avviato verso una dittatura personale. Il CNRP, che chiede un’inchiesta indipendente sulle elezioni di luglio, ha descritto l’Assemblea come un “parlamento del partito unico.”

“Noi siamo onesti nei confronti del popolo. Siamo onesti nei confronti della nazione. Non tradiremo mai la volontà del popolo”, ha dichiarato il leader dell’opposizione, Sam Rainsy, in un video rilasciato lunedi.

Monaci protesta Phnom Penh

Monaci buddisti simpatizzanti per il Partito Cambogiano di Salvezza Nazionale (Cnrp) durante una protesta contro il governo a Phnom Penh (Reuters/Athit Perawongmetha)

VERSO LA FINE DI UN’ERA – Hun Sen gode della maggioranza parlamentare nonostante il boicottaggio delle opposizioni, ma persino il suo governo difficilmente potrà permettersi di introdurre leggi in un parlamento monocolore senza rischiare di erodere ulteriormente la sua legittimatà di fronte alla comunità internazionale.

“Hun Sen dovrà guardarsi da potenziali disordini interni perche molti cambogiani vedono ormai il CPP – e Hun Sen stesso – come privo di legittimità,” ha detto Ou Virak, presidente del Centro cambogiano per i diritti umani. “Durante queste elezioni il popolo cambogiano ha fatto sentire la sua voce chiedendo un reale cambiamento”.

Nonostante le irregolarità a suo favore, nelle elezioni di luglio l’uomo forte di Phnom Penh ha sofferto il suo peggior risultato di sempre, e si trova ora di fronte a proteste di piazza senza precedenti. Di fronte a queste richieste di cambiamento, Hun Sen, 61 anni, ex Khmer Rosso, che ha disertato durante il regime di Pol Pot e ha poi preso in mano la Cambogia dalle ceneri della guerra, ha promesso di governare fino all’età di 74 anni. Difficilmente potrà riuscirci, ma per provarci dovrà necessariamente trovare un modus vivendi con le forze di opposizione, che appaiono sempre più forti e popolari, espressione di una generazione di cittadini molto meno passiva di quella precedente. I giovani cambogiani appaiono sempre più intolleranti nei confronti dello strapotere della Casta, della corruzione endemica e delle massiccie ingiustizie sociali. Per far fronte a questa tesissima situazione politica, nel corso delle ultime settimane Hun Sen ha deciso di provare a cercare una soluzione pacifica facendo partire dei colloqui con il suo principale rivale, Sam Rainsy. Il primo ministro ha però escluso l’ipotesi di un’indagine indipendente, che rappresenta il punto centrale tra le richieste delle forze anti-regime, dando l’impressione che la sua sia solamente una mossa tattica o, al massimo, un’apertura verso una spartizione del potere.

Nonostante i settori del tessile e del turismo abbiano generato una vivace crescita economica, la Cambogia rimane uno dei paesi più poveri al mondo, con un governo accusato regolarmente di ignorare i diritti umani e sopprimere il dissenso sociale e politico.

Fonte immagini: Phnom Penh Post

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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