Malala sfida Obama: meno bombe, più libri

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Malala Yousafzai alla Casa Bianca con Obama, la first lady Michelle e la loro figlia Malia (Foto Reuters)

La ragazza: ‘Gli attacchi dei droni alimentano il terrorismo. Meglio concentrare gli sforzi nel settore dell’istruzione’

BANGKOK (Asiablog) – Venerdì scorso il presidente statunitense, Barack Obama, ha incontrato nello Studio Ovale Malala Yousafzai, 16enne studentessa pakistana che lo scorso ottobre è stata colpita alla testa da un gruppo di talebani per aver criticato il loro divieto di istruzione per le donne. Malala,  vincitrice del premio Sakharov del Parlamento Europeo per la libertà di Pensiero, era a Washington per fare un discorso alla Banca Mondiale. Il Presidente e la First Lady hanno invitato Malala, che è stata il più giovane candidato di sempre per il Premio Nobel per la Pace, per ringraziarla e dimostrarle il loro interesse riguardo alla sua coraggiosa battaglia a favore dell’istruzione femminile in Pakistan.

«I talebani hanno paura dei libri e delle penne, hanno paura del potere dell’istruzione, hanno paura del potere delle donne – disse Malala nel suo discorso alle Nazioni Unite – Per questo uccidono, perchè hanno paura… Siate forti non abbiate paura. Armatevi di coraggio e istruzione… e lottate per il diritto all’istruzione… Prendete i vostri libri e le vostre penne, sono la vostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, una penna e un libro possono cambiare il mondo… ».

In un comunicato della Casa Bianca si afferma che

“gli Stati Uniti i uniscono con il popolo pakistano e con tutto il mondo per celebrare il coraggio di Malala e la sua determinazione nel promuovere il diritto di tutte le ragazze di frequentare la scuola e di realizzare i propri sogni.”

LA RAGAZZA SFIDA IL PRESIDENTE – In seguito a questo comunicato, anche Malala ha diffuso un suo comunicato nel quale si dice onorata di aver incontrato Obama, rivelando però un argomento della discussione che la dichiarazione ufficiale della Casa Bianca ha taciuto, e che non è stato riportato nemmeno dai media statunitensi. Malala afferma di aver espresso ad Obama la sua preoccupazione per l’effetto dei bombardamenti effettuati dai droni statunitensi.

«Ho ringraziato il presidente Obama per l’impegno degli Stati Uniti nel sostenere l’istruzione in Pakistan e in Afghanistan e per gli aiuti ai profughi siriani” – si legge nella dichiarazione della ragazza – “Ho anche espresso le mie preoccupazioni che gli attacchi dei droni stiano alimentando il terrorismo. I bombardamenti con i droni mietono vittime, e producono risentimento tra la popolazione pakistana. Se [invece di bombardare] concentrassimo gli sforzi nel settore dell’istruzione avremmo un impatto maggiore.»

INFORMAZIONE A SENSO UNICO – I media mainstream statunitensi, che pure hanno dato molto risalto alla storia di Malala e il suo recente viaggio negli Usa, hanno preferito non riportare questa parte dell’incontro tra Obama e la candidata al Nobel per la Pace. Questo non sorprende, in quanto è sostanzialmente in linea con la copertura mediatica statunitense, ed occidentale in genere, riguardo ai problemi del Grande Medio Oriente, costantemente intenta a portare alle luci della ribalta la violenza commessa dai nemici di Washington, bollata come ‘terrorismo’, e al contrario a nascondere, sminuire o giustificare come “intelligente”, “clinica, “mirata” o “inevitabile” la violenza statunitense o alleata.

IL CASO DI FAREA – A proposito, basti rcordare un altro aneddoto. Qualche mese fa, uno scrittore ed attivista yemenita, Farea al-Muslimi, arrivò a Washington per portare alla Senate Judiciary Committee la sua testimonianza sugli effetti dei bombardamenti effettuati dai droni statunitensi nel suo paese:

“un bombardamento effettuato da un drone riesce in un instante dove hanno fallito i militanti violenti. Oggi c’è un’intensa rabbia contro l’America.”

Le sue parole hanno ricevuto una copertura mediatica a dir poco esigua. 

DRONI – L’evidenza che i civili uccisi dai bombardamenti americani in Pakistan, Afghanistan, Yemen e Somalia portino al rafforzamento dei terroristi è oggetto di dibattito. Quello che è certo è che i “terroristi” hanno utilizzato i bombardamenti americani per recrutare nuovi militanti, e l’amministrazione Obama ha recentemente deciso di interrompere i bombardamenti in seguito alle proteste.

LE MALALA CHE NON CONOSCI– Il punto è che dai due episodi di Malala e Farea emerge nuovamente, semma ce ne fosse stato bisogno, quanto i mezzi di comunicazione mainstream statunitensi, ed occidentali in genere, lungi dall’essere ‘liberi’, siano sostanzialmente schierati a difesa del potere. Ecco perchè conosciamo tutti il nome, la voce, il volto, la storia di Malala Yousafzai, ma ignoriamo totalmente l’esistenza delle mille Malala che hanno visto la loro vita distrutta dalla violenza americana. Giornali e televisioni hanno giustamente osannato la figura eroica di questa giovane ragazza asiatica, ma hanno taciuto, tacciono e prevedibilmente taceranno riguardo alle storie di altri bambini, ragazzi, donne e uomini le cui storie non rientrano nella narrativa egemone. In altre parole, chi si oppone alla violenza talebana finisce in prima pagina, mentre chi si oppone alla violenza statunitense trova i cancelli del circo mediatico sbarrati. Gli stessi giornali e televisioni che santificano Malala quando dice quello che ci piace sentire e che conferma i nostri giudizi o pregiudizi, lasciano altre mille Malala senza nome, senza voce, senza volto, senza una storia. Dei fantasmi. Polvere della storia. Ma se volessimo veramente capire come le guerre dello Zio Sam sono vissute da coloro che hanno la sfortuna di essere nati dalla ‘parte sbagliata’, non possiamo continuare a fingere che le altre Malala non esistano.

Fonte immagine: Reuters  

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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