Thailandia: continua la repressione, militari contro libertà accademica

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Prajak Kongkirati e Nidhi Eowsriwong, noti accademici thailandesi, durante l’irruzione delle forze dell’ordine.che ha interrotto una conferenza all’Università Thammasat.

Irruzione all’università, conferenza interrotta, arrestati professori e studenti

KUALA LUMPUR (Asiablog) – Nel contesto del tentativo da parte del regime di smorzare ogni possibile dissenso, quattro accademici e tre studenti sono stati arrestati il 18 settembre per aver organizzato una conferenza sulla democrazia.

La conferenza, dal titolo “La caduta delle dittature all’estero“, presso l’Università Thammasat, è stato interrotta dopo appena mezz’ora dall’irruzione di decine di poliziotti e militari armati all’interno della sala.

Gli uomini in divisa hanno sgombrato la sala e prelevato i quattro relatori, tra i quali il noto storico Nidhi Eowsriwong ed il politologo Prajak Kongkirati, e tre studenti rei di aver partecipato all’organizzazione dell’evento. I sette, trasferiti ad una vicina stazione di polizia, sono stati sottoposti ad interrogatori. 

In un documento emesso in seguito all’evento, le autorità hanno spiegato che il seminario rischiava di “creare divisioni nella società” ed “influenzare i tentativi del governo di risolvere problemi nazionali”, il leitmotiv utilizzato dal regime per giustificare la sospensione dei diritti civili nel Paese.

Anche se rilasciati dopo poche ore, a professori e studenti è stato ordinato di informare i militari prima di tenere qualsiasi altra conferenza universitaria o evento. I militari hanno anche ordinato che in futuro tali attività non dovranno più essere aperte al pubblico, allo scopo di evitare che possano trasformarsi “in un raduno politico.”

Quanto accaduto il 18 settembre si va a sommare ad altri episodi di intimidazione degli intellettuali thailandesi, in alcuni casi detenuti in basi militari, e ad una serie di violazioni della libertà accademica.

Negli ultimi mesi decine di professori universitari thailandesi sono stati “convocati” nelle basi militari per colloqui con i soldati volti, sempre per usare il linguaggio orwelliano della giunta, ad “aggiustare l’attitudine”. Altri accademici, come Surakiart Sathirathai, ex ministro degli esteri di un governo retto da Thaksin Shinawatra, è stato cacciato dall’Università Chulalongkorn, della quale è stato direttore della facoltà di giurisprudenza.

Altri seminari e conferenze erano stati annullati per via delle pressioni del regime, mentre gli studenti della Thammasat si sono visti proibire a priori l’organizzazione della annuale cerimonia in memoria del Massacro della Thammasat del 6 ottobre 1976, quando bande paramilitari monarchiche hanno attaccato, violentato, torturato, ed ucciso almeno 44 studenti dell’omonima università, alcuni dei quali sono stati impiccati agli alberi del Giardino Reale, di fronte al Palazzo Reale di Bangkok, per permettere alla folla monarchica di infierire sui cadaveri.

Le principali organizzazioni per la difesa dei dirtitti umani, tra le quali Human Rights Watch (HRW) e International Federation for Human Rights (IFHR) hanno condannato senza mezzi termini la violazione della libertà accademica perpetrata dal regime thailandese.

“Gli arresti di professori e studenti di ieri dimostrano per l’ennesima volta l’intolleranza dei militari verso le voci dissidenti,” ha detto Karim Lahidji, president della FIDH.

“Il primo ministro Prayuth deve cessare immediatamente il giro di vite contro la liberta’ accademica e la liberta’ di parola,” ha commentato Brad Adams, direttore di HRW per l’Asia.

Nonostante la legge marziale e il pugno di ferro del regime, 60 professori universitari di 16 diverse università del Regno della Thailandia hanno firmato una petizione rivolta alla giunta militare nella quale si condanna la “severa violazione della libertà accademica” commessa dal regime come qualcosa di “assolutamente inaccettabile.”

Al contrario di quanto sostengono i militari, “la libertà accademica non lede la sicurezza nazionale,” ha dichiarato Prat Panchakhunathon, professore all’università Chulalongkorn di Bangkok e signatario della petizione. “Non abbiamo mai passato il segno, sono i militari che hanno passato il segno. Non pensiamo sia giusto intimidire professori e studenti.”

E’ una scelta “irrazionale”, ha spiegato Hara Shintaro, altro accademico e firmatario della petizione. “Nel lungo termine, il divieto della NCPO [la giunta militare, ndr] di organizzare seminari accademici si rivelerà uno svantaggio per il regime. La comunità internazionale perderà ulteriormente fiducia nella Thailandia, perchè al popolo thailandese non è garantita la protezione dei diritti e della libertà.”

“Non ho visto alcuna discussione accademica causare sommosse,” ha aggiunto il professore.

“Fino a quando non potremo fare dell’università un luogo di riflessione intellettuale, non credo che ci potrà essere un futuro per la Thailandia,” ha detto il professor Prajak Kongkirati alla stampa.

La Thailandia è una dittatura militare da quando l’esercito thailandese ha preso il potere con un colpo di Stato, il 22 maggio scorso, due giorni dopo aver imposto la legge marziale. La dittatura è stata immediatamente accompagnata da repressione e rigida censura dei media. Il regime ha vietato ogni forma di dissenso, compreso leggere libri come “1984” di George Orwell o manuali di resistenza civile in pubblico. Alcuni dei civili imprigionati dai soldati in campi militari hanno denunciato torture e maltrattamenti.

La dittatura militare istaurata a Bangkok è stato condannata da Nazioni UniteUnione Europea (che ha tagliato i rapporti ufficiali), Gran Bretagna, Stati Uniti, Australia, Canada, paesi scandinavi ed altre democrazie, come anche a più riprese dalle organizzazioni per la difesa dei dirittimi umani.

I Paesi autoritari in Asia, tra cui Cina, Malaysia, Myanmar e Vietnam, hanno invece espressocomprensione nei riguardi dei golpisti. Reazioni positive nei confronti dell’imposizione della dittatura in Thailandia sono arrivate anche dal capo dell’esercito birmano e dai vertici dell’esercito laotiano, oltre che dal primo minstro cambogiano Hun Sen, dal Sultano del Brunei e da altri leader di regimi sudest asiatici e mediorentali.

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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About Alessio Fratticcioli

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