Thailandia, non è tutto oro quello che risplende

A dx l'esterno del tipico negozio thailandese in cui si vendono gioielli d'oro al dettaglio

L’esterno della tipica gioielleria thailandese (dx)

Gli stati hanno una riserva aurea e sino al 1971 il sistema monetario mondiale recava ancora tracce del gold standard. Ma non è di questo che intendo parlare, l’argomento è l’oro lavorato in gioielli e venduto al dettaglio nelle rosse gioiellerie thailandesi.

Non avevo mai dato una grande importanza al fatto che i thailandesi usino l’oro come bene rifugio, non ci avevo mai trovato nulla di particolare nel fatto che l’oro venisse utilizzato come risparmio/investimento (e qui il parere di Paul Krugman al riguardo). Certo, il metodo dei privati che conoscevo era l’acquisto di monete e di lingotti, per finire con i moderni Etfs, ma non gioielli. Ma, ripeto, non avevo mai dato importanza alla cosa. Forse, per quel che ne sapevo, il commercio dell’oro (materia prima o se preferite: grezza) in Thailandia poteva essere regolamentato (vietato ai privati) come lo era in Italia sino a metà del 2000.

Quando compravo un qualche monile alla mia compagna thailandese, la spesa d’acquisto era inferiore a quella che avrei sostenuto in Italia per un gioiello di ugual peso ma sapevo di acquistare meno materia prima – acquistavo un gioiello a 14 carati, mi si diceva la caratura standard utilizzata in Thailandia e non a 18 carati -. Poi, siccome mi pareva difficile che ci fossero orafi e/o gioiellieri che vendono gioielli in oro ad un prezzo inferiore a quello mondiale (e quotidiano) di mercato della materia prima, un’altra incidenza sulla differenza di prezzo ritenevo di poterla attribuire ai minori costi di produzione e vendita – i gioiellieri italiani affermano che il prezzo di un monile in oro è fatto all’80% dal costo della materia prima ed il rimanente 20% dai costi di produzione -.

Oro: materia prima utilizzata in diverse produzioni industriali ed in minor parte in oreficeria. È il metallo più duttile e malleabile esistente; un grammo d’oro può essere battuto in una lamina la cui area è un metro quadrato. È un metallo tenero e per conferirgli una maggiore resistenza meccanica viene lavorato in lega con altri metalli. (Wikipedia)
La materia prima viene trattata in oncia troy (31,1034768 grammi) ad un prezzo giornalmente rilevato sul mercato londinese.

L'esterno della tipica gioielleria thailandese

L’esterno della tipica gioielleria thailandese

Poi, l’altra sera, mi è capitato di fare due chiacchiere con un gioielliere del paesello in cui vivo, un sino-thai come, d’altra parte, tutti i venditori al dettaglio di gioielli d’oro. E tra percentuali, carati, grammi e quant’altro, salta fuori che l’oro utilizzato nella produzione per i gioielli del mercato interno (Thailandia) ha un titolo, lui ha detto: 96, intendendo ovviamente: 96 su 100 (se volete: 960 su 1000 o 23 carati), anche se ho modo di ritenere possa essere 96,5.

Una delle mie certezze non era corretta: io credevo che l’oro grezzo, che gli orafi utilizzano per creare gioielli, avesse una purezza (titolo/caratura) univoca a livello mondiale e che l’unica differenza tra i diversi mercati fosse unicamente nella quantità di materia prima utilizzata per produrre la lega con cui fabbricare il gioiello.

Lingotti d'oro 999,9 da 400 once (Wikipedia)

Lingotti d’oro 999,9 da 400 once (Wikipedia)

Per me funzionava così: l’artigiano orafo (assumiamo per esempio un’azienda thailandese) compra la materia prima (oro grezzo) al 99,9% – (% che in seguito userò per comodità anche se in realtà la purezza consentita dal mercato è: minima 99,5% o 995,0‰ e massima 99,9% o 999,9‰, qualche impurità resta sempre) –, insomma, quei lingotti d’oro che vediamo nei film nei forzieri di Fort Knox.

La nostra azienda orafa thailandese fonde l’oro (materia prima) con altri metalli – si usano dal meno nobile: rame, sino al più pregiato: palladio e, quasi sempre, argento -, e con la lega ottenuta produce gioielli (oro lavorato). Per il nostro esempio restiamo ai gioielli in sola lega, il tipo di gioiello standard venduto nei negozi thailandesi, privi di pietre preziose e/o metalli di lega dal costo superiore all’oro grezzo.

Solo con oro 99,9% (se volete: 24 carati) non si fabbricano le comuni collane o braccialetti o anelli, insomma: gioielli. La purezza massima per la fabbricazione di gioielli viene considerata 18 carati (75% o 75o‰) e questo per conferire ai monili una corretta resistenza meccanica. Non lo dico io, lo affermano (e praticano) gli artigiani orafi. Poi esisteranno anche diademi o quant’altro in oro zecchino (ma imperatori e re non girano tutto il giorno con la corona in testa). Anche le monete d’oro hanno una caratura spesso superiore a quella dei comuni gioielli, quelle che un tempo circolavano, tipo la sterlina – coniata inizialmente con oro a 23 carati (96%) per poi stabilizzarsi a 21 carati (87,5%), un aumento della resistenza meccanica per limitare il consumo provocato dall’uso -, mentre le più recenti coniazioni di monete, hanno carature che partono da  minimo 18 carati (75%), ma non hanno più o non hanno mai avuto corso legale e soddisfano solo le richieste di chi vuol investire in oro.

Ora, dato per certo che ci sono aziende orafe thailandesi che producono gioielleria anche per il mercato italiano, supponiamo che la nostra azienda in esempio sia una di queste, quindi, quando produce oggetti per il mercato italiano (uno dei mercati guida mondiali), utilizza una lega composta da:

 75% di materia prima al 99,9%
25% di altri metalli

Con questo tipo di lega, che risulta conforme a quanto stabiliscono le norme di legge per la produzione ed il commercio di gioielli in Italia, la nostra azienda thailandese produce gioielli che può vendere ai dettaglianti italiani (il gioiello viene marcato 750/1000 ovvero 18 carati).

Poi io credevo, e qui sbagliavo, che la nostra azienda orafa thailandese provvedesse a preparare anche una lega composta da:

58,33% di materia prima al 99,9%
41,67% di altri metalli

Con questo tipo di lega (14 carati), che risulta non conforme a quanto stabiliscono le norme di legge per la produzione ed il commercio di gioielli in Italia, la nostra azienda produceva gioielli per il mercato nazionale.

Ora, dopo le due chiacchiere con l’amico gioielliere, il fatto che l’oro grezzo utilizzato dagli orafi thailandesi, nella produzione per i gioielli del mercato interno (Thailandia), abbia un titolo di partenza di 96 (23 carati), mi ha spinto ad approfondire l’argomento.

In realtà la nostra ipotetica azienda, per il mercato interno, prepara una lega che, seguendo gli schemi precedenti, è composta da:

55,99% di materia prima al 96%
44,01% di altri metalli

In sostanza, un gioiello dal peso di 1 baht (unità standard di vendita in Thailandia e corrispondente a 15,16 gr.), contiene 56% di materia prima, tutto il resto (44%) è altri metalli. Se un gioiello prodotto per il mercato italiano dal peso di 15,16 gr mi rende acquirente di 11,37 gr. di materia prima (75% di 15,16), acquistando lo stesso monile (peso) in Thailandia divento acquirente di 8,49 gr. (56% di 15,16), meno 25% di materia prima.

Alla fine ho avuto la banale conferma di quanto presupponevo: nessuno, artigiano o dettagliante che sia, regala l’oro – anzi, questo metodo aumenta, e non di poco, l’utile sul mercato nazionale degli orafi thailandesi – e che, volendo, le strade da percorrere per investire in oro (inteso come materia prima) sono ben altre.

gioielleria thai

Ma poi, alla fin fine, quel che più conta, nel campo della gioielleria, è la piacevolezza del manufatto da indossare ed esibire.

(fotografie Tiziano matteucci)

Tiziano Matteucci

"Siede la terra dove nata fui / su la marina dove ’l Po discende / per aver pace co’ seguaci sui."(Dante Alighieri - Inferno, V).
Per il resto non c'e' molto da dire.
Pensionato italiano che ora risiede in una cittadina del nord ovest della Thailandia per un assieme di causalità e convenienze ... c'è solo una cosa certa: "faccio cerchi sull'acqua ... per far divertire i sassi" (Premdas)

Latest posts by Tiziano Matteucci (see all)

About Tiziano Matteucci

"Siede la terra dove nata fui / su la marina dove ’l Po discende / per aver pace co’ seguaci sui." (Dante Alighieri - Inferno, V). Per il resto non c'e' molto da dire. Pensionato italiano che ora risiede in una cittadina del nord ovest della Thailandia per un assieme di causalità e convenienze ... c'è solo una cosa certa: "faccio cerchi sull'acqua ... per far divertire i sassi" (Premdas)
This entry was posted in Asia, Fotografia, Thailandia and tagged , . Bookmark the permalink.

Cosa ne pensi di questo post? Lascia un commento