Piazza Tiananmen, Primavera di Sangue

studenti tiananmen 89 photo cromacom 1 Piazza Tiananmen, Primavera di Sangue4 giugno 2011, ventiduesimo anniversario della brutale strage di Piazza Tiananmen.

Il bagno di sangue avvenne nel 1989 a Pechino, in Cina. I carri armati diretti a Tiananmen passarono per la Chang An Jie, la Via della Pace Eterna, il vialone che divide la capitale da Est a Ovest. Arrivarono nella notte tra il 3 e il 4 giugno. I soldati uccisero un numero imprecisato* di studenti e altri civili che da settimane protestavano contro il regime al grido di “Viva la Democrazia”. Erano ragazzi che chiedevano Libertà, speravano in condizioni di vita meno misere, cantavano l’inno nazionale e lanciavano slogan di amicizia verso i soldati, i loro carnefici.

La repressione di piazza Tiananmen poneva fine a quella che è stata definita la “primavera” di Pechino. I mandanti del massacro vanno cercati nel comitato centrale del PCC, quello che il corrispondente del Corriere della sera Renato Ferraro definì in quei giorni come “una torre di Babele al cui vertice un pugno di ottantenni che, divisi da invidie e rancori, rifiuta di intendersi”.

In Italia, il segretario del PCI Achille Occhetto andava a protestare sotto all’ambasciata cinese a Roma, mentre L’Unita’ con un articolo in seconda pagina a firma di Siegmund Ginzberg condannava i crimini cinesi dalla Lunga Marcia in poi, le torture inflitte ai prigionieri politici, la dissennatezza delle comuni, gli assurdi esperimenti agricoli voluti da Mao che portarono a ripetute carestie e alla morte milioni di esseri umani:

“È fin dal tempo della Lunga Marcia che comunisti cinesi uccidono altri comunisti cinesi, con tanto di processi farsa e confessioni fasulle, oppure con intrighi e complotti medievali. Otto milioni di proprietari terrieri e di “controrivoluzionari” [sono stati] fucilati nei primi anni ’50…”.

D’altronde, per chi conosceva la storia della Repubblica Popolare Cinese, Tiananmen era solo l’ultimo episodio di una lunga serie di orrori.

Non solo il Partito Comunista Italiano, ma il mondo intero condannava la repressione degli studenti di Piazza Tiananmen. Ma oramai il PCC aveva fatto la sua scelta: la Cina non avrebbe seguito la strada dei paesi dell’Europa Centrale e Orientale ma avrebbe continuato a difendere il sistema con i fucili e i carri armati, sulla pelle della gente.

A piu di due decenni di distanza, quanto avvenne in quei giorni e’ ancora tabù. Il regime non tollera che se ne parli: gli eventi di Piazza Tiananmen sono ancora un argomento sensibilissimo per il governo, che non fornisce versioni ufficiali dell’accaduto ed esercita forme di censura estremamente invasive. In Cina, chi cerca notizie su quei giorni su google si trova reindirizzato nella pagina web del Governo. Per cercare di bypassare la censura, in questi giorni il Web commemora il «35 maggio» – ovvero il 4 giugno.  In una puntata dei Simpsons in cui Homer e la sua famiglia vanno in Cina e passano in piazza Tiananmen, si vede un monumento con una targa con su scritto: “in questa piazza nel 1989 non accadde nulla”. E’ quanto vorrebbe far credere il regime della Repubblica Popolare.

Ancora oggi, Pechino reprime con la violenza le proteste dei cittadini e mette in galera premi Nobel come Liu Xiaobo e artisti di fama internazionale come Ai Weiwei.

Quest’anno, le Madri di Tiananmen, un gruppo di familiari delle vittime, hanno scritto una lettera aperta al mondo rivelando di essere state contattate da alcuni agenti segreti che volevano sondare la possibilità di offrire loro soldi in cambio di omertà, cioè un pagamento in denaro in cambio della sospensione del movimento per la memoria dei loro cari, i martiri di Piazza Tiananmen. Le donne hanno rifiutato e hanno dichiarato che oggi «la situazione è la peggiore dal 4 giugno 1989. Il silenzio regna in tutto il Paese».

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28 Responses to Piazza Tiananmen, Primavera di Sangue

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  2. E’ orribile leggere un articolo del genere e vedere tra una pagina e l’altra i google adsense per trovare un hotel ad Orlando…medita Alessio

  3. Un viaggiatore come te che non gradisce un adsense su un hotel a Orlando?

  4. Jean Lafitte says:

    non c’è stato nessun “brutale massacro” in piazza Tienanmen .
    http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/wikileaks/8555142/Wikileaks-no-bloodshed-inside-Tiananmen-Square-cables-claim.html

    il telegraph, noto giornale bolscevico…

    • Caro Jean, vedi l’altro commento su Cina e Mao. Non ho mai letto un libro sull’argomento che sostenesse la tesi della falsita della strage. (Non leggo il cinese, ma i miei amici che leggono il cinese mi dicono che nei libri di storia cinesi quel fatto just does not exist. Quella protesta, ufficialmente, non e’ mai esistita.) Se sono emersi nuovi dati, non ho dubbi che gli accademici che scriveranno nuovi libri li prenderanno in considerazione. Per ora, la storia continuo a studiarla nei libri, con tutto il rispetto per i cables di cui parla questo giornalista, il quale, tra l’altro, mi pare asserisca che i giovani non siano stati ammazzati in questa piazza ma in altri luoghi. Non che esse non siano stati ammazzati del tutto.

  5. Jean Lafitte says:

    nei libri di storia europei non si troveranno mica le proteste degli indignados. in quelli americani non si parla della rivolta di los angeles. nei libri di storia si parla solo dei fatti principali e questo è decisamente un fatto secondario, un non fatto non essendo accaduto nulla. nei libri di storia sulla Cina che ho letto io, scritti da italiani (Samarani) , tedeschi (SCHMIDT-GLINTZER) , inglesi (J.A.G. Roberts), non ne parlano o ne parlano, in maniera molto concisa, facendo trapelare i propri dubbi e il fatto che manchi uno straccio di prova o documento storico circa questa presunta strage. ergo, su quali cavolo di libri avresti studiato? boh? non sono emersi nuovi dati, la realtà era li , pure su youtube se ti metti a cercare. il punto che non ti metti a cercare. avevano ragione le autorità cinesi, ancora una volta. in piazza tienanmen non è accaduto nulla.

    • @ nei libri di storia si parla solo dei fatti principali
      Non e’ vero, si possono scrivere libri o articoli su journals anche su fatti non principali. Ad esempio, a marzo mi e’ stato pubblicato un articolo da un journal sui rifugiati Karen in Thailandia. Ti pare un fatto principale?

      La mia biblioteca ha il seguente libro sui fatti di Los Angeles:
      Heteropolis : Los Angeles, the riots and the strange beauty of hetero-architecture / Charles Jencks
      Imprint London : Academy Editions, 1993

    • @ su quali cavolo di libri avresti studiato? boh?

      Robert L. Suettinger. Beyond Tiananmen : the politics of U.S.-China relations, 1989-2000

  6. Jean Lafitte says:

    se parli di libri su un singolo fatto si può parlare di tutto e di più e ci sono anche libri cinesi su questo. ma se , come mi era sembrato, facessi la critica al fatto che sui libri di testo scolastici o universitari non sono presenti questi argomenti io ti ho già detto. la tua biblioteca o google books? :D

    • Scusa tra i mille commenti… mi sono perso. Non ricordo a quale commento stai commentando. Forse intendevo dire che, come saprai, in Cina esiste un fortissimo controllo sull’informazione, e i fatti del 1989 non esistono nei libri scolastici. Ufficialmente, studenti non sono mai scesi in piazza. Ergo, nessuno e’ stato ucciso o imrpigionato. Addirittura, come sai, e’ proprio ufficialmente vietato parlare dell’argomento in ogni sede. Anche in internet, ogni sito che tocca l’argomento viene bloccato.
      Al contrario, invece, come saprai, in Occidente in ogni paese si studia o si viene a sapere… che so, del ’68, o di Genova 2001, o di Seattle 1999, o , infatti, di pressoche tutto. Vai a scuola, e ti spiegano il 68. Vai a casa, scrivi su google Carlo Giuliani e vieni a sapere del 2001. Eccetera. Non nei paesi a “dittatura proletaria”, nemmeno se hanno dei miliardari all’interno del “partito proletario”.
      E se io scrivo peste e corna sul leader del mio paese (che oggi si chiama Berlusconi), o sul leader statunitense Obama, nessuno viene a casa a interrogarmi o prelevarmi. Al contrario, te lo dico con cognizione di causa perche in un paese a partito unico c’ho vissuto circa 4 anni, in certi paesi a “dittatura proletaria” nessuno scrive nulla di male sulle autorita. Chi lo fa va in galera perche la Costituzione dice che mettere a repentaglio il potere dello stato, le autorita dello stato e del partito unico e’ reato, e la norma puo essere interpretata anche in modo un pochino largo. Cioe, quando il Jean Lafitte locale scrive sul blog che il Belrusconi locale sbaglia a fare qualcosa, cio e’ considerato un atto contro il partito (unico), il governo e lo stato. Insomma, in una dittatura criticare significa tradire la patria. E’ semplice.

      • Jean Lafitte says:

        curioso visto che stiamo parlando di un paese in cui la critica è sempre stata incoraggiata, anche troppo. ancora una volta dimostri di saperne poco e nulla della storia della Cina.

        • Questa e’ la tua opinione, che io essendo educato e civile rispetto, nonostante la trovi un’opinione ‘fascista‘, ma che ritengo completamente sballata. Infatti, pensa te, secondo ogni persona che abbia vissuto in Cina con cui io abbia mai parlato, o secondo ogni fonte che io abbia mai letto in vita mio, purtroppo la Cina e’ uno dei peggiori paesi al mondo per “democrazia” e “Liberta”. E me ne dispiaccio, perche io amo i cinesi. Per puro esempio, secondo Reporter Senza Frontiere la Cina e’ il peggiore paese al mondo per libertà di stampa dopo Eritrea, Nord Corea, Birmania, Iran e Siria.
          Buona notte.

  7. Jean Lafitte says:

    in quale paese hai vissuto per 4 anni? se tu vai in una scuola americana è chiedi che è successo a Los Angeles nel 92 nessuno sa dirti cosa. per fare la ricerca su google prima devi sapere che è successo qualcosa quindi il risultato è uguale.

  8. Jean Lafitte says:

    “Menard ha un’opinione a mio avviso sbagliata sulla tortura. Ma non ho capito il nesso con la Liberta in Cina. Mi citi il passaggio? E mi dai un’altra classifica ufficiale in cui la Cina non sia tra i peggiori paesi al mondo per la libertà di stampa ?”

    :D il nesso è facile. la fonte non è affidabile e quindi quello che dice non è affidabile.
    mi citi una classifica ufficiale fatta da un’organizzazione che non abbia sede in Usa, Francia, Gb, o altri paesi della Nato in cui la Cina è tra i peggiori paesi al mondo per la libertà di stampa?

    • Ah ho capito, siccome Menard ha una determinata opinione, allora tutto il team di RSF falsifica tutti gli studi, anno dopo anno,e guarda caso la Cina finisce agli ultimi posti mentre la Nuova Zelanda ai primi. Come dire che siccome Montanelli sposo’ un’africana di 12 anni, allora tutti i suoi articoli per 70 anni sono non assolutamente affidabili. Pensavo che opinioni e studi si commentassero nel merito, indipendentemente da chi li fa/pensa/scrive, ma evidentemente sbagliavo. Ne prendo atto.
      Ad ogni modo, dunque, ricapitoliamo: Brady, Suettinger, Berlinski, Halliday, Gilas, Mosca, Carotenuto, Terzani, Rampini, Garzilli, Ursic, Battaglia, Foa, Verni, Rastelli, Colarizi, Perrone, Landi, Galassi, Cabras, Miavaldi come pure Peace Reporter, RSF, immagino Freedom House che mette la Cina agli ultimi posti, e tutti i giornali cartacei del globo che posso andare a citare, come pure (immagino) l’indice della Democrazia nel mondo dell’EIU che ovviamente mette sempre la Cina agli ultimissimi posti al mondo… o sono ignoranti, o non sanno nulla della Cina, o sono pagati dalla CIA, o dicono il falso, o… eccetera eccetera eccetera eccetera.
      Che dire, posso avere un’opinione differente dalla tua e più simile ai sopra citati esseri umani, giornalisti, economisti, storici, politologi, sinologi, quotidiani, ONG, riviste, eccetera ?
      Se me lo permettarai senza insultarmi ti vorrò ancora più bene di quanto te ne voglio.
      Un abbraccio.

      • Jean Lafitte says:

        :D veramente, peggio di un pugile suonato! getta la spugna!

        Menard è il capo di RSF. che colleziona scandali e critiche anche senza che sia chiamato in ballo direttamente lui. che c’entra Montanelli? me lo spieghi la prossima volta.

        “Pensavo che opinioni e studi si commentassero nel merito”

        INFATTI! è quello che sostengo io. peccato che in questi “rapporti ” (come quelli di HRW , di Amnesty) non ci sia nulla da commentare , non c’è nulla di scientifico, non vengono fornite fonti, non viene spiegata la metodologia usata, nulla di nulla. di cosa parliamo? è vero quello che dicono? è falso? NON LO POSSIAMO SAPERE. hanno la stessa solidità che posso avere io dicendo che su Marte ci sono omini verdi. magari ci ho azzeccato, ma chi verifica? chi può dire che ho detto il giusto o una cazzata? nessuno, questi rapporti non hanno nessun fondamento scientifico, non sono degli studi, non ne hanno il rigore e i fondamenti.

        “Brady, Suettinger, Berlinski, Halliday, Gilas, Mosca, Carotenuto, Terzani, Rampini, Garzilli, Ursic, Battaglia, Foa, Verni, Rastelli, Colarizi, Perrone, Landi, Galassi, Cabras, Miavaldi”

        un bell’elenco, peccato che nessuno sia riconosciuto come un grande sinologo. se vuoi ti posso farti un elenco di persone, che più o meno ne sanno lo stesso dei personaggi che hai citato: sarti burgnich facchetti bedin guarneri picchi jair mazzola domenghini suarez corso, Zoff, Gentile, Cabrini; Bonini, Brio, Scirea; Boniek, Tardelli, Rossi, Platini, Bettega, GALLI TASSOTTI MALDINI COLOMBO COSTACURTA BARESI DONADONI RIJKAARD VAN BASTEN GULLIT ANCELOTTI…………….

        ora se vogliamo parlare seriamente, per favore…

        :D

  9. Jean Lafitte says:

    cioè, per farti capire…. mi citi Verni…. è come se mi citi Emilio Fede! e me lo presenti come se fosse Canfora. cioè neanche ti rendi conto della figuraccia che stai facendo!

    • Se Verni ti sta antipatico sono affari tuoi, rimane un giornalista, al contrario di te. Ma poi ti ho citato decine e decine di giornalisti e accademici!!! Ma che “pugile suonato” !?!??

  10. Rino says:

    Impressionante.

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