Islam e sesso: tra controllo dei corpi e rivoluzione sessuale

Islam sesso donne Iran

Donne a Teheran, Iran. Foto AP

La lotta ai totalitarismi passa per la libertà di decidere come e quando mostrare i nostri corpi ed esprimere la nostra sessualità

(Asiablog.it) — Immaginate di dover comparire davanti ad un magistrato. Immaginate il magistrato accusarvi di immoralità e promiscuità. Immaginate che l’udienza di tribunale sia trasmessa dalla televisione di stato ad una platea di milioni di spettatori. Immaginate che in questa sorta di pubblica gogna il vostro compito sia scusarvi e dichiarare che quello che avete fatto e’ sbagliato e contrario alle leggi di Dio. Immaginate che il vostro unico crimine sia aver postato su Instagram delle foto nelle quali mostrate… i vostri capelli.

Non è una distopia di George Orwell ma è quanto accaduto pochi giorni fa a Elham Arab, una ragazza 26enne in Iran

Nonostante teologi islamici come Usama Hasan della Quilliam Foundation sostengano che il Corano non obblighi le donne ad indossare l’hijab, i fondamentalisti islamici di ogni angolo del mondo restano del parere opposto e, dove e quando vi riescono, impongono alle donne di coprirsi sempre la testa quando sono in pubblico e di scoprire i capelli soltanto in casa.

Lungi dall’essere una materia di pura disquisizione teologica, il problema di come coprire o scoprire i corpi delle donne, e di conseguenza il tema della libertà sessuale, è diventato la cartina da tornasole per distinguere tra le società aperte e quelle chiuse o totalitarie.

Come scritto da Maajid Nawaz il 22 maggio sul Daily Beast, per le persone accecate da un’ideologia religiosa il controllo dei corpi e della sessualità è come una droga:

In Iran come in Arabia Saudita, dove gli abiti delle donne sono decisi dal governo, o in Siria e in Afghanistan, dove i terroristi islamici cercano di imporre i loro codici, o anche in generale nelle nazioni a maggioranza musulmana, l’espressione della propria natura sessuale è diventata una linea di demarcazione per i fondamentalisti che sognano un Oriente “puro” contro un Occidente “promiscuo”.

Stranamente, centinaia di anni fa era il contrario. L’Europa medievale, afflitta dall’Inquisizione e da conflitti causati dall’intolleranza religiosa, attribuiva alla sessualità un’importanza simile a quella proposta oggi dagli estremisti islamici.  Allora gli orientalisti europei feticizzavano l’Est come un luogo eccessivamente “promiscuo”, mentre l’Occidente era considerato positivamente per il suo puritanesimo. Il fattore comune è la correlazione tra l’aumento delle richieste teocratiche e le restrizioni sulla sessualità.

In questo modo, la sessualità è diventata l’asse sul quale il progresso e i valori dell’Illuminismo si sono imperniati tra le nazioni. Le libertà sessuali sono diventate una cartina di tornasole tra le società aperte e quelle chiuse. La sete di controllo degli ideologi più dogmatici si manifesta quasi sempre in controllo sessuale. Questo è il motivo per cui il tema del sesso tra donne, gay e giovani affascina gli estremisti di tutte le inclinazioni. Ed è il motivo per cui, a prescindere dal nostro sesso o orientamento sessuale, la lotta contro il controllo della sessualità dovrebbe preoccupare tutti noi.

In questa eterna lotta tra bigottismo e libertà, leggi divine e diritti umani, oggi troppi musulmani stanno andando verso la direzione sbagliata.

Tanti, troppi, ma non tutti: per fortuna sono sempre esistite ed esistono ancora oggi persone che, armate del coraggio necessario per andare controcorrente, escono allo scoperto per criticare le leggi o tradizioni che negano la libertà e opprimono la vita della gente.

È questo il caso di chi mette in discussione i tabù sessuali oggi prevalenti tra determinate comunità maomettane.

Gli esempi sono pressoché infiniti. Ci sono giornalisti arabi che scrivono articoli sulla miseria sessuale in Medio Oriente, dove le donne sono controllate dalla famiglia, gli uomini sono ossessionati dalla verginità delle donne, e le ronde della polizia morale controllano le strade e i parchi per arrestare le coppiette.

Ci sono autrici musulmane femministe che scrivono della necessità di una rivoluzione sessuale nel mondo islamico mentre altre lanciano riviste o siti internet come Sister-hoodSedaa per fare da megafono al progressismo laico mediorientale.

Ci sono donne che normalmente portano il velo ma scelgono di toglierselo in solidarietà con chi invece e’ costretta a metterselo contro la sua volontà.

Ci sono altre donne che decidono di regalarsi brevi momenti di libertà e trovano il coraggio di compiere piccoli atti di disobbedienza civile filmandosi senza il velo mentre camminano per strada in Iran, dove l’hijab e’ obbligatorio per legge.

Ci sono anche altre donne ancora che optano per azioni più radicali.

Una di queste è Zahra Haider, una ventenne pachistana, che ha scritto un articolo dove “confessa” di aver avuto esperienze sessuali con 12 uomini diversi prima di aver compiuto 20 anni — qualcosa di normale in molti paesi, ma non in Pakistan, dove la ragazza ha attirato critiche a non finire.

Ci sono anche donne che hanno scelto di protestare nude in Paesi musulmani oppure di baciarsi vicino alle moschee.

Indipendentemente da chi e come ha scelto di partecipare all’eterno dibattito sul come coprire o scoprire il corpo delle donne e su come nascondere o palesare la nostra sessualità, il punto è, scrive Maajid Nawaz, che «tutti noi dovremmo partecipare a questo dibattito perché tutti ne soffriamo le conseguenze. Così come non c’è bisogno di essere gay per combattere l’omofobia, né nero per essere contro il razzismo, così non c’è bisogno di essere una donna musulmana per essere contro la misoginia teocratica».

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Fonte immagine: CCTV

Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
Alessio Fratticcioli

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10 Responses to Islam e sesso: tra controllo dei corpi e rivoluzione sessuale

  1. Danilo Fabbroni says:

    È notizia di poche settimane orsono che in una provincia lombarda si sia mossa un’onda consistente di “opinione pubblica” composta, riferisce con solerzia il giornalucolame locale, “trasversalmente” da “alti magistrati” sino “giù” alla gente “normale”: forse la “casalinga di Voghera” di arbasiniana memoria?, per impedire che certe donne di fede musulmana indossassero il niqāb  in luoghi pubblici.
    Il che potrebbe avere anche un larvato senso giuridico se tale obiezione fosse scagliata a dovere onde preservare la riconoscibilità di ognuno in ogni luogo pubblico: come dire: “non entrare in tabaccheria col casco da motociclista perché in questo modo non so se sei un cliente o un rapinatore”.
    La stessa ottemperanza alle norme giuridiche nonché morali che – ricordiamoci – prendono spunto da un livello etico – giusto o sbagliato che sia, ma fondante rispetto ai parametri sociali che “tengono” assieme, come “collante” la società intera – non vede lo “scandalo” delle frotte di ragazze e di donne che si aggirano con le labbra delle vulva ben in vista a causa dei leggins: ancora una volta due pesi e due misure?
    Ma l’efferato odio – la repulsione – che proviamo dinnanzi alla fessura orizzontale del niqāb da cui traspaiono a stento solo due occhi, noi figli – nostro malgrado! – delle orianefallaci di turno, delle emmebonino di turno (così solerte a difendere la femminilità e tanto pronta a “spengere” il frutto del grembo di ogni donna con l’aborto!) che viene giustificato dietro il paravento delle (presunta) liberazione femminile, svapora come etere al sole quando viene sbandierata ai quattro venti la fessura verticale della vagina coram populo: è forse questo il manifestarsi della vera e propria “liberazione femminile”?
    È – forse – far vedere alla propria figlia di appena sei anni i video di Miley Cirus?
    Purtroppo dobbiamo rispondere di sì, in quanto l’onda magna del mainstream ci porta lì.
    Meglio puttane, cocottes, che in odor di qualsiasi santità, di qualsiasi religione si parli.
    Difatti ci siamo dimenticati che era proprio la religione cattolica che impediva – giustamente – l’entrata in chiesa alle donne sbracciate in segno di rispetto verso il Trascendente e che oggi questa stessa religione ‘piegata’, piegatasi di sua sponte?, ai diktat da gruppo rock – il Papa che dà il benvenuto a Patti Smith, che confabula in un vaniloquio con Scalfari; il quidam di strada che sproloquia: “La Chiesa si deve aggiornare”, come se la Chiesa fosse un programma software giunto a scadenza e quindi soggetto a ‘rinnovamento’ – ammette, visto de visu personalmente, la madre di un battezzante asseduta vicino all’altare in scandalosa minigonna.

    Questo è il “valore”, la condensa precipitata dei “valori” che oggi l’Occidente vuole esportare fino a caput mundi, ovunque e dovunque, come fosse una società di export-import dove l’export è questa marmaglia di disvalori e l’import è l’oppio dei campi afghani, del Triangolo d’Oro, del petrolio saudita et alii, delle armi del Dragone Rosso, et cetera.
    Da qui il brulicare nefasto di focolai di guerra atroce, che crepitano tutti attorno al Mediterraneo del Sud e che costituiscono la cartina di tornasole dell’ennesima manifestazione del Dixia Gongzuo coevo.
    Ieri come oggi.
    Non sono lontani i tempi in cui il palcoscenico mediorientale era questo per le “civili” logge azzurrine britanniche:

    «Sono pronto ad autorizzare l’immediata fabbricazione di queste bombe al gas asfissiante. […] Dal mio punto di vista, si tratta di un esperimento scientifico per risparmiare vite che non dovrebbe essere ostacolato […]».

    Non sono parole tratte dalla bocca di Hitler, ma bensì da quella di Churchill!
    Quel Churchill che incarnò bene l’autentica follia satanica degli inglesi i quali dove solcarono mari e trapassato terre hanno sempre seminato l’odio e la distruzione ovunque senza tregua.
    Loro hanno dato adito al Pakistan, loro hanno dato adito all’Apartheid nel Sudafrica, loro hanno scatenato quel vulcano mefistofelico che risponde al nome di Israele, loro hanno creato quell’obbrobrio politico-religioso-culturale chiamato Iraq!, loro hanno originato la diffusione del culto idolatrico degli stupefacenti, dell’epidemia trogastica tout court per dirla come sta, su scala globale, loro hanno destato dall’infero la tremenda, più che reale, minaccia waahabita, loro hanno – dovunque sono andati – lasciato traccia indelebile di sangue e di pogrom.
    E non la volete chiamare allora Dixia Gongzuo per davvero?
    E come la volete chiamare questa eterodirezione delle forze arabe in campo al pieno servizio della Junta costituita dalle Oligarchie Finanziario-iniziatiche?
    Per carità, non chiamiamole “complottiste” che è un termine a cui si dedicano con grandissima solerzia i vari chauffeur – peraltro grandissimamente retribuiti!: avete idea di quanto guadagna nella sua enormità un direttore di un quotidiano nazionale? appunto: una enormità! – dei loggionati che contano davvero. Ma no. Qui non si parla nemmeno di complotti. Come si fa ad usare la parola complotto da quando Massimo Teodori ne ha fatto un libro?
    Qui si parla di aspettative, il che è assai diverso:

    «Quindi mi aspetto che attraverso un governo arabo sostenuto da una modesta forza militare si possa ottemperare ai nostri doveri senza imporre spese ingiustificate al Tesoro britannico. L’istituzione di un’amministrazione araba, con un capo di Stato arabo, a Baggdad, rende necessario trattare la questione araba nel suo insieme in ragione degli interessi della Gran Bretagna.»

    Dove vede ad esempio Pier Luigi Battista, per prendere uno tra i vari maître (non maître à penser ma bensì maître d’hôtel ) un complotto?
    Non è un complotto, ma bensì una realpolitik, più reale del reale.

    D’altronde è bene che i soloni che albergano nelle calde e munifiche pieghe della Stampa Internazionale non facciano troppo i finti-tonti nel non ricordarsi che già negli anni Venti del secolo scorso – sveglia! la guerra è finita! – H.G. Wells pubblicò il clamoroso testo The Open Conspiracy!

    E la realpolitik forse è la “cosa” più difficile da scorgere sebbene ci stia tante volte davvero sotto al naso. Ci viene in mente quella signora che intervenendo a commentare un articolo apparso su “Io Donna” on-line a proposito del femminicidio continuo, reagiva ad un lettore che cercava di far notare l’assonanza tra il disprezzo di ogni limite, di ogni argine, l’aberrante iper-sessualizzazione dei rapporti uomo-donna, tutti portati dal ’68, e chiedeva cosa mai c’entrasse l’evidenziare della pornocrazia con la catena incessante di morti violente di donne, non riuscendo a vedere quello che ha dinnanzi: se la donna viene identificata tout-court sempre di più maniacalmente come un oggetto (sessuale) va da sé che vale sempre meno, anzi zero. E come tutti gli oggetti ci si può disfare a piacimento e con estrema leggerezza.
    È semplicemente quanto accade oggi, purtroppo.
    Non solo.
    Ricorda giustamente il problematico giornalista Stefano Surace nel suo I padrini della pornografia e il delitto Pecorelli che esiste uno strettissimo nesso tra culto gestito dai pornografi di turno, la prassi del potere politico e la coltivazione in vitro del terrorismo, tanto «che Petra Krauze, nota terrorista degli anni Settanta, tra l’altro partecipe dell’attentato alla Face-Standard [sede italiana di una multinazionale; N.d.A.] a Fizzonasco, in Lombardia, era vicinissima per questioni lavorative ed affettive a boss della pornografia quali Francesco Cardella, Antonio Cafieri, Antonio Bertamino e Gianfranco Celant».

    Non è “curioso” quanto sorprendente questo legame tra pornologia – una vera e propria pornolalia – e l’esercizio del Terrore?
    Frutto, al solito, del Puro Caso?
    Miracoli di un certa entropia del Destino?
    In tutta sincerità non sappiamo certo rispondere.

    Nel nostro Sessantotto tentammo invero seppur coi soliti mezzi ‘casalinghi’ ed arruffati una breve disamina di quel percorso tracciato da Giordano Bruno che sebbene decretato, per così dire, illo tempore, è preso ad esempio, oppure, come minimo, è consonante alla perfezione, con certi voleri ed intendimenti delle Oligarchie Iniziatico-Finanziarie globaliste: i legami ed i vincoli che “affatturano efficacemente” matasse di individui.
    Sono questi vincoli e legami che si nutrono, che si basano, su queste leve potentissime date dalla Paura (il Terrorismo) e dal Desiderio (il Sesso) ?
    Ed a loro volta, di converso, sono ambedue, et alii, i canali attraverso cui si stabiliscono vincoli e legami per affatturare le genti di ogni capoverso, di ogni quadrante del pianeta?
    Siamo di nuovo di fronte a rebus tremendi, quasi incommensurabili.
    Di nuovo una infinita, estesissima superficie opaca su cui è impossibile tanto specchiarsi, visto che il suo riflesso deforma tutto, quanto attraversarla, causa la sua dura, granitica, materialità.
    Verrebbe da invocare – e lo invochiamo nella nostra grandissima piccolezza di credenti – l’aiuto di Gesù Cristo che esortava di profferire solo sì, sì, o no, no, apoditticamente, considerando tutto il resto zolfo di Satana.
    Temiamo che quanto andremo a descrivere con titubanza porti davvero a scorgere le “fatte della fiera”, le tracce di quel Pervertimento Globale che può avere il solo nome della Bestia apocalittica.

    • Grazie del commento, Danilo.
      È apprezzabile il suo tentativo di costruire una siffatta Grand Theory.
      Il problema, a mio avviso, è che come in tutte le teorie che vorrebbero spiegare l’intera realtà si finisce per utilizzare molte supposizioni e al contempo a forzare i risultati.

      Ad esempio, lei grida allo scandalo quando una persona entra in un tempio mostrando la propria pelle (“… la madre di un battezzante asseduta vicino all’altare in scandalosa minigonna”). Questo comportamento sarebbe, a suo avviso, una mancanza di rispetto verso il Trascendente, cioè verso qualcosa che gli umani non possono comprendere. Non spiega, però, come mai per rispettare qualcosa di incomprensibile andrebbero coperte le gambe delle persone con dei tessuti.

      Forse non lo spiega perché, consciamente o inconsciamente, il suo ragionamento muove da alcuni presupposti.

      Il punto, nel 21esimo secolo, è proprio questo: per risolvere problemi quali la violenza e la privazione della libertà delle persone abbiamo bisogno di tornare a ragionare su concetti che qualche millennio o secolo o giorno fa davamo per scontati.

      Non si tratta di seguire “il mainstream”, come lei afferma. Si tratta di pensare e ripensare a come porre fine a violenza, discriminazione e violazione dei diritti delle persone di vivere la vita che vogliono vivere.

      Buona giornata

  2. Danilo Fabbroni says:

    ….Fratticcioli: grazie a lei del garbato contro-commento; diciamo che tanti indizi costituiscono uno scenario, stile 2+2 fa 4 in genere nel mondo OCCIDENTALE quando questo concetto no nera pervertito. Ovviamente nel contesto di un posto ho dovuto essere restrittivo, ma il legame che esiste tra pornografia e sovversione non è né idea mia né tantomeno nuova: fu accertato digià nel caso della Rivoluzione Illuminista, basta documentarsi. Che il Trascendente non possa esser compreso dagli umani è sortita assai bizzarra: nel bene e nel male l’umanità tutta è stata da sempre il centro della trascendenza! anzi, tanto più la si caccia dalla porta tanto più rientra dalla finestra anche se con vestigia nefaste (la secolarizzazione ha immesso dalla finestra 1 dose massiccia di pseudo-credi….); l’aporia della ragazza è immanente: Lei entrerebbe con un bulldozer nella gioielleria di Tiffany se non per distruggerla? Sul triangolo d’oro… beh….Lei si documenti per favore…se leggesse Skolnick, quanto resta di lui nei suoi testi avrebbe un parere ben diverso….. anche THE YEAR OF THE RAT… secondo Lei le Triadi come mai son presenti così a fondo Worldwide? spacciando camomilla? saluti Danilo

    • Ringrazio anche lei per i suoi garbati commenti, Danilo. Mi informerò. Buona serata.

      • Danilo Fabbroni says:

        Grazie a Lei! se è interessato a queste tematiche Le potrei mandare un pre-print di un libro sul Sessantotto che sta per uscire: Le farei un ‘piego di libro’ così non ha la seccatura della raccomandata che va ritirata di persona….
        in un post è difficile condensare in maniera adeguata uno studio di 250 pagine…. le tematiche sono tali e quali quelle che stiamo discutendo or ora…
        mi faccia sapere per cortesia
        grazie
        saluti
        danilo fabbroni

        • La ringrazio per la sua gentilezza.

          E’ vero che non possiamo raccontare il mondo con poche parole. Credo pero’ che chi sostiene che una persona con le gambe non coperte da tessuti sia “scandalosa” e paragonabile ad “un bulldozer nella gioielleria di Tiffany” abbia l’onere di argomentare le sue opinioni.

          D’altronde in genere cosa e’ utile non e’ tanto ascoltare le opinioni delle persone, ma ascoltare le ragioni che sostengono quelle opinioni. Sono quelle ragioni, e non le opinioni, che potrebbero far cambiare idea anche a noi.

          Mi dica pure il titolo dell’opera, non e’ detto che non ne sia in possesso o che non possa reperirla senza doverla scomodare.

          Grazie

  3. Danilo Fabbroni says:

    altrimenti questo è sicuramente disponibile (non è altro che il capitolo II del mio 68):

    https://www.amazon.it/superficie-opaca-Danilo-Fabbroni/product-reviews/8891141348/ref=dpx_acr_txt?showViewpoints=1

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