Perché i terroristi non smettono di uccidere nemmeno durante il Ramadan

istanbul attentato terroristico vittime terroristi islamici

Una donna al funerale di Gulsen Bahadir, vittima dell’attentato terroristico all’aeroporto Ataturk di Istanbul, piange di fronte alla bara avvolta nella bandiera bandiera turca. Istanbul, Turchia, 29 giugno 2016. Foto Osman Orsal / Reuters

I terroristi islamici combattono durante il mese di Ramadan perché l’ha fatto anche Maometto. Ma la loro è un’interpretazione estremista e violenta dell’Islam 

(Asiablog.it) — Il mese di Ramadan del 2016 è stato uno dei più sanguinosi che si ricordi a memoria d’uomo.

Oltre 250 morti in un centro commerciale di Baghdad, 45 morti all’aeroporto di Istanbul, 42 a Al Mukalla in Yemen, 28 a Dacca, 4 in Arabia Saudita.

Queste stragi sono state compiute, per quanto ne sappiamo, da fondamentalisti islamici. Perché questi musulmani uccidono durante il “santo” mese di Ramadan?

Ramadan e guerra 

La credenza che il mese di Ramadan sia un mese di guerra viene dalla storia islamica.

Maometto, Profeta dell’Islam, condusse il suo primo jihad, conosciuto come la Battaglia di Badr, proprio durante il Ramadan del 624.

Otto anni più tardi lo stesso Maometto, che secondo gli islamici è il migliore fra gli uomini, ha attaccato e conquistato la Mecca sempre durante il mese di Ramadan.

Ramadan e astinenza

Questo non significa che durante il mese di Ramadan tutti i musulmani passano le giornate a farsi esplodere o a sgozzare la gente per strada. È vero il contrario: le ricerche provano che in generale le persone musulmane sono contro la violenza tanto quanto le persone non musulmane.

I musulmani ordinari, che sono la maggioranza dei 1.600 milioni di musulmani al mondo, odiano le interpretazioni radicali delle loro tradizioni religiose. Per loro il Ramadan è un mese di digiuno, moderazione e purificazione durante il quale praticare diverse forme di astinenza.

L’astinenza fisica vuole che durante il giorno non si mangi, non si beva e ci si astenga da qualunque vizio. L’astinenza spirituale vuole che durante il Ramadan il credente non commetta peccati, non menta, non si lamenti, non litighi ed eviti persino i pensieri negativi. Figurarsi dunque se possono comportarsi in modo violento.

Dibattito interno all’Islam

Ai jihadisti che propongono letture spietate dell’Islam, la maggioranza dei musulmani ribatte che è vero che la tradizione islamica permette di fare la guerra, ma questa è soggetta a condizioni rigorose e in ogni caso è proibito fare stragi di civili innocenti. D’altronde Maometto era noto per la sua magnanimità persino in tempo di guerra. Ad esempio, una volta conquistata la Mecca nel 630, il Profeta decise di affrancare l’intera popolazione meccana nonostante la consuetudine bellica dell’epoca era di rendere schiave le popolazioni conquistate.

Quel che è certo è che il dibattito interno all’Islam tra chi propone interpretazioni letteraliste e chi sostiene una reinterpretazione complessiva contestualizzata al periodo storico in cui il Corano e gli altri maggiori testi islamici furono composti è destinato a continuare.

Il punto è che, come tutte le tradizioni e come tutti i libri sacri, anche l’Islam e il Corano sono aperti a diverse letture. E quella dei fondamentalisti islamici dell’ISIS o di Al-Qaeda è un inno al terrorismo religioso-fondamentalista. 

Attacco alla tomba del Profeta a Medina

Prendiamo ad esempio l’attacco kamikaze del 4 luglio scorso alla tomba del Profeta Maometto, che si trova a Medina, in Arabia Saudita. Questa azione terroristica ha causato rabbia e sconcerto in tutto il mondo islamico. L’hahstag #PrayForMadinah è stato il più twittato praticamente in ogni Paese a maggioranza islamica. I leader dell’intero mondo musulmano hanno condannato l’attentato.

Molti si sono chiesti perché i terroristi islamici hanno deciso di bombardare il luogo di sepoltura della figura più centrale dell’Islam. D’altronde si tratta di un’azione apparentemente assurda: come se dei cristiani facessero saltare in aria la Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Alcuni hanno concluso, sbagliando, che il fatto che abbiano deciso di attaccare la tomba di Maometto prova che non si tratta di musulmani. In realtà all’interno dell’ideologia di questi terroristi anche l’attacco alla tomba di Maometto ha un senso.

Gli ideologi dell’ISIS ritengono che la Moschea del Profeta sia in realtà un tempio, perché il Profeta è sepolto all’interno dei suoi confini e il luogo attrae sciami di pellegrini maomettani.

Si tratta dunque, secondo l’ISIS, di un luogo dove si venera una persona. Questo, secondo l’Islam, è shirk: una distrazione dal culto dell’unico Dio (Allah) e una forma di politeismo. Il che, ovviamente, è haram, è peccato, è sbagliato. Di conseguenza i fondamentalisti islamici dell’ISIS ritengono che il sito dovrebbe essere demolito. Raso al suolo.

Jihad come forma di culto

Interpretazioni del genere alimentano la convinzione radicale che il jihad sia molto di più di una “guerra santa” o di una semplice azione militare. Per i fondamentalisti il jihad è un atto di culto simile agli altri atti di culto. E anche quando si combatte e si ammazza lo si fa “fi sabil Allah” (nel cammino di Allah).

Lo stesso Abdullah Al-Azzam, spesso definito “il padrino del Jihad moderno” per aver guidato i primi mujaheddin in Afghanistan nel corso degli Anni Ottanta, ha paragonato il jihad ad altri riti islamici sostenendo che “trascurare il jihad è come abbandonare il digiuno e la preghiera.”

In seguito Al-Azzam è arrivato a scrivere che “il jihad è la più eccellente forma di culto e per mezzo del jihad il musulmano può raggiungere i più alti ranghi [del Paradiso].”

Queste interpretazioni ultra-letterali, puritane e radicali della religione maomettana sono per fortuna minoritarie, ma sono pur sempre delle forme possibili dell’Islam.

ISIS cancro dell’Islam 

Come ha scritto Maajid Nawas della Quilliam Foundation, “sostenere che l’ISIS non ha nulla a che fare con l’Islam è inutile e ignorante tanto quante dire che l’ISIS è l’Islam. È assolutamente ovvio che l’ISIS ha qualcosa a che fare con l’Islam ed è ridicolo cercare di negarlo.”

Il terrorismo islamico è un cancro dell’Islam, una versione spietata e totalitaria della tradizione maomettana. Come nel corpo umano una cellula impazzita può generare un tumore, così basta una sola persona motivata da una fede cieca per scatenare il terrore.

“Invece di lamentarci e giocare la carta del vittimismo musulmano,” scrive Maajid rivolgendosi ai suoi correligionari islamici che negano che l’Islam abbia qualcosa a che fare con il terrorismo islamico, bisogna cercare di essere parte della soluzione sfidando l’estremismo per sradicare il tumore.

Fonte immagine: Boston Globe

Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
Alessio Fratticcioli

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
This entry was posted in Asia, Guerra e Terrorismo, ISIS, Religione e Laicità and tagged , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

One Response to Perché i terroristi non smettono di uccidere nemmeno durante il Ramadan

  1. Pingback: Tweet più popolari: luglio 2016 | Asiablog.it

Cosa ne pensi di questo post? Lascia un commento