Somyot Prueksakasemsuk, prigioniero invisibile

Somyot Prueksakasemsuk, in prigione da 17 mesi.

Bangkok – Questa è la storia di un prigioniero politico. Il protagonista non è bello come Nadezhda Tolokonnikova e non si è messo a cantare in un luogo di culto. Di conseguenza, la sua vicenda non ha suscitato nemmeno lontanamente l’attenzione mediatica riservata dall’informazione globale al gruppo punk-rock anarco-femminista russo Pussy Riot.

Ad ogni modo, la detenzione di Somyot Prueksakasemsuk viola l’Articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (DUDU). A dirlo è il Working Group on Arbitrary Detention delle Nazioni Unite, un gruppo indipendente di esperti di diritti umani che studia i casi di arresto e detenzione arbitraria.

L’UOMO – Somyot, 50 anni, thailandese, è un giornalista, un sindacalista e un attivista politico. Per anni si è battuto a favore della costruzione di un forte movimento dei lavoratori nel suo paese, la Thailandia, dove per decenni regimi militari e governi autoritari hanno proibito o fortemente limitato lo sviluppo di un sindacalismo democratico e autonomo dal complesso capitalista e monarchico-militare.

Somyot ha presieduto la Union of Democratic Labour Alliance, è stato il leader del movimento Gruppo Democrazia 24 Giugno e nel 2007 è diventato l’editore di Red Power, una pubblicazione fortemente critica nei confronti del colpo di stato monarchico-militare del 2006.

L’ARRESTO – Somyot è stato arrestato dal Department of Special Investigation (DSI) il 30 Aprile 2011. L’accusa: aver violato la sezione 112 del codice penale, meglio nota come legge sulla lesa maesta‘, che punisce con condanne dai 3 ai 15 anni di reclusione ogni singola azione o parola che “diffama, insulta o minaccia” il re, la regina, gli eredi al trono o il reggente. Somyot sarebbe colpevole, secondo l’accusa, di aver pubblicato nella rivista da lui diretta due articoli critici nei confronti della  Monarchia. Gli articoli sarebbero stati scritti da un terzo, con Somyot  responsabile in quanto editore. Casualmente (o forse no), cinque giorni prima dell’arresto, l’attivista aveva lanciato una petizione per chiedere al parlamento di modificare la 112. Rinchiuso in galera 17 mesi orsono, l’imputato ha chiesto ripetutamente la concessione della libertà provvisoria, che la magistratura ha pero’ respinto per 11 volte.

VITTIME DELLA 112 – Quest’uomo non e’ l’unica vittima della draconiana legge thailandese sulla lesa maesta‘. 

Due giorni fa, il 31 ottobre, la Corte Criminale di Bangkok ha prosciolto un programmatore informatico, Surapak Phuchaisaeng, 41 anni, per insufficienza di prove. Anche a Surapak era stata negata la libertà provvisoria.

A luglio si era concluso il processo alla webmaster Chiranuch Premchaiporn, accusata di non aver cancellato in modo sufficientemente veloce alcuni commenti ritenuti offensivi nei confronti dei membri della Casa Reale che dei commentatori anonimi avevano lasciato sul sito da lei amministrato, Prachatai.com. Ritenuta colpevole e condannata, Chiranuch ha avuto la sentenza sospesa dietro pagamento di una multa.

Altri sono stati meno fortunati. Tra i tanti a rimediare una condanna, alcuni dei casi piu celebri sono quelli del webmaster Tanthawut, dell’attivista politico Surachai, del cittadino singaporiano Wanchai, del blogger thai-statunitense Joe Gordon e di una donna, Darunee Charnchoensilpakul, meglio conosciuta come ‘De Torpedo’, condannata a 18 anni di galera per alcune affermazioni all’interno di un suo discorso contro il colpo di stato del 2006.

Una ennesima condanna che aveva destato non poco scalpore fu quella, emessa nel novembre del 2011, di un cittadino di origine cinese, 62enne, poverissimo e ammalato di cancro. L’uomo venne condannato a 20 anni con l’accusa di aver spedito 4 SMS giudicati critici o offensivi nei confronti della Famiglia Reale. La sua morte in prigione pochi mesi dopo aveva commosso in molti, ma non i difensori dell’articolo 112.

Nel solo 2010 in Thailandia quasi 500 persone sono state accusate di lesa maesta‘. Secondo le voci critiche, si tratta di una caccia alle streghe che dietro al pretesto di proteggere l’istituzione monarchica ha di fatto generato un regime liberticida in difesa del complesso monarchico-militare che detiene il vero potere politico ed economico, nonché l’egemonia culturale, sulla nazione thailandese.

Secondo gli ambienti monarchici, la legge e’ necessaria e indispensabile per tutelare l’istituzione e soprattutto per difendere il re, considerato dalla propaganda di stato come un essere semi-divino e per questo oggetto di un vero e proprio culto della personalita‘.

MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE – Il sempre piu frequente utilizzo dell’articolo 112 è pero’ in contraddizione con il principio della libertà d’espressione, tutelato dalla DUDU e da altri accordi internazionali che Bangkok ha sottoscritto ed è dunque vincolata a rispettare.

Per queste ragioni, Amnesty International e diverse organizzazioni internazionali e regionali hanno inviato alle autorità thailandesi una lettera per chiedere l’immediata liberazione di Somyot, la modifica della legge sulla lesa maestà in conformità con gli impegni internazionali assunti dal paese asiatico in tema di diritti umani, e infine che i difensori dei diritti umani possano continuare le loro legittime attività senza temere rappresaglie dalle autorità.

Le Nazioni Unite hanno avvisato la Thailandia riguardo ai rischi di violazione dei diritti umani insiti nell’applicare una norma draconiania e al contempo oscura, che non esplicita con chiarezza quali espressioni siano da considerare lesive dell’onore dei membri della Famiglia Reale e dell’immagine della monarchia, con il risultato che anche le piu semplici critiche possono essere denunciate come “lesa maestà”.

L’Unione Europea ha inviato degli osservatori per vigilare sul regolare svolgimento del processo, la cui sentenza definitiva è prevista per il 19 dicembre.

AIUTO – Cosa puoi fare? Puoi utilizzare la tua libertà per difendere quella altrui mandando una lettera o una e-mail all’Ambasciata del Regno della Thailandia a Roma chiedendo il rispetto degli impegni internazionali sottoscritti da Bangkok e l’immediata liberazione del prigioniero politico Somyot Prueksakasemsuk.

Questi sono i contatti:

Royal Thai Embassy Via Nomentana132, 00162 Rome
Tel. +39(06)86220525-27(consular section), +39(06)8622-051
Fax. +39(06) 8622 0529
Email: thai.em.rome@wind.it.net

 

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About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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