Thailandia vieta libro sulla monarchia: “minaccia pace, ordine e moralità”

A Kingdom in Crisis: Thailand’s Struggle for Democracy in the Twenty-First Century Andrew MacGregor Marshall

“A Kingdom in Crisis: Thailand’s Struggle for Democracy in the Twenty-First Century”, un libro di Andrew MacGregor Marshall. Foto Khaosod.

Libro al bando, pena di 3 anni per vendita e distribuzione: “confiscare e distruggere la pubblicazione”

KUALA LUMPUR (Asiablog) – La Thailandia ha vietato ufficialmente la vendita e la distribuzione di A Kingdom in Crisis: Thailand’s Struggle for Democracy in the Twenty-First Centuryun libro scritto dal giornalista britannico Andrew MacGregor Marshall. Secondo le autorità del Paese asiatico, le informazioni contenute nel libro vanno considerate “diffamatorie” nei riguardi della monarchia. L’ordinanza obbliga i funzionari dello stato a “confiscare e distruggere la pubblicazione” nel caso essa venga rinvenuta in territorio nazionale. 

PERICOLOSO – “Il libro mette in pericolo la sicurezza nazionale, la pace, l’ordine pubblico e la moralità”, ha detto giovedì Somyot Poompanmung, il capo della polizia nazionale. “In conformità con il Publishing Act (la legge sull’editoria) del 2007, è vietato importare il libro per la distribuzione nel paese”, ha spiegato Somyot alla stampa thailandese. La violazione di tale divieto è punibile fino a tre anni di carcere e con una multa di 60.000 baht (1.500 euro).

Il libro non era ancora in vendita in Thailandia, ma la polizia thailandese ha annunciato che la decisione è stata presa in base a due recensioni del libro pubblicate su quotidiani stranieri, The Independent e South China Morning Post, che avrebbero convinto il Censore che il contenuto del libro non è appropriato per il pubblico thailandese.

A Kingdom in Crisis (Un Regno in Crisi) è stato pubblicato dall’editore londinese Zed Books. L’opera tratta della decennale crisi socio-politica thailandese, del tabù della successione reale e della lotta per la democrazia del popolo thailandese contro lo strapotere della casta militare ed aristocratica di Bangkok.

MARSHALL RINGRAZIA – Per via delle sue ricerche riguardanti la famiglia reale della Thailandia, Marshall è stato costretto prima a lasciare la Reuters, che a detta dell’autore non permetteva la pubblicazione di determinate informazioni, e poi la Thailandia. Al momento Marshall vive in Cambogia,  pur rimanendo uno degli osservatori piu’ acuti del cosiddetto ‘Paese dei Sorrisi’, mentre i suoi articoli, le sue interviste e le sue inchieste continuano ad apparire sui principali siti e giornali internazionali, dall’Independent a Foreign Policy, da Al-Jazeera alla CNN.

All’annuncio della censura del suo libro, Marshall su Twitter ha ringraziato ironicamente le autorita’ thailandesi:

“Grazie mille alla polizia thailandese per aver vietato la mia nuova pubblicazione “A Kingdom in Crisis”. E’ una eccellente pubblicità.”

CENSURA E INQUISIZIONE – Il libro di Marshall non è la prima opera a finire nell’Index Librorum Prohibitorum siamese. In Thailandia sono vietati diversi libri che trattano, anche in modo non diretto, della famiglia reale, ed a maggior ragione sono vietate un certo numero di biografie sull’87enne Re Bhumipol Adulyadej, che guida il Paese dei Sorrisi da quando suo fratello maggiore, il 21enne re Ananda Mahidol, fu ucciso da un colpo di pistola alla testa il 9 giugno 1946. Bhumipol è oggetto di un clamoroso culto della personalita’ ed è protetto da ogni tipo di critica, almeno in pubblico e sui mezzi di comunicazione, grazie all’articolo 112 del codice penale, una legge sulla lesa maestà tra le piu’ draconiane al mondo.

PRIGIONIERI POLITICI – L’articolo 112 del codice penale stabilisce che «chiunque diffama, insulta o minaccia il re, la regina, l’ erede o il reggente, è punito con la reclusione da tre a quindici anni». Alle persone accusate di questo reato viene sistematicamente negata la cauzione e spesso rimangono in prigione per molti mesi in attesa di giudizio per via della loro presunta “pericolosità sociale.” Nella maggior parte dei casi, gli accusati vengono poi condannati a diversi anni di carcere. Tra i casi più celebri di condanne per lesa maestà degli ultimi anni ricordiamo il webmaster Tanthawut Taweewarodomkul; la giornalista Chiranuch Premchaipornl’attivista politico Surachaiil cittadino singaporiano Wanchai; il blogger thai-statunitense Joe Gordon (graziato pochi giorni prima della visita ufficiale di Barack Obama a Bangkok); l’agente finanziario Khata Pajariyapong; il noto giornalista, sindacalista e attivista politico Somyot Prueksakasemsuk, che nonostante la mobilitazione delle organizzazioni internazionali per il rispetto dei diritti umani è stato condannato a 11 anni di galera per la sua responsabilità di editore nella pubblicazione di 2 articoli considerati diffamatori nei confronti della Famiglia Reale; Akachai Hongkankwan, reo di aver venduto tre DVD contenenti un documentario proibito; e per finire, la storia più triste, quella dell’anziano, poverissimo, semianalfabeta Ampon Tangnoppakuln, ammalato di cancro, condannato a 20 anni per aver inviato 4 SMS e poi morto in carcere.

IMPATTO DEVASTANTE – Ad aprile venne assassinato Kamol Duangphasukpoeta di fama nazionale noto per le sue posizioni molto critiche nei riguardi della legge 112, che vieta non solo di criticare le teste coronate ma anche di esprimere idee di tendenze repubblicane.

Human Rights Watch ha ripetutamente sollevato preoccupazioni circa l’”impatto devastante sulla liberta d’espressione” causato dall’applicazione di questa legge sulla lesa maestà, soprattutto considerando la facilità con cui essa viene strumentalizzata per scopi politici da parte delle autorità.

Fonte immagine: Khaosod

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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