Thailandia: poeta rosso assassinato

poeta rosso thailandia

Funerale del poeta rosso Kamol “Mai Nueng” Duangphasuk, assassinato a Bangkok. Foto Khaosod.

Si era battuto contro colpo di stato, giunta militare e legge sulla lesa maestà. Human Rights Watch: “omicidio brutale e oltraggioso”. Camicie Rosse: “eroe della democrazia”

BANGKOK (Asiablog) – Il poeta di fama nazionale Kamol Duangphasuk, 45 anni, conosciuto con lo pseudonimo di “Mai Nueng“, è stato ucciso mercoledì sera, poco dopo la mezzanotte, nel parcheggio di un ristorante del quartiere popolare di Lad Phrao a Bangkok. Un uomo armato gli ha esploso contro cinque colpi di pistola, ferendolo a morte con due proiettili che gli hanno perforato il torace. L’assassino è poi fuggito in moto e non è stato ancora identificato.

POETA ROSSO – Mai Nueng si definiva un “poeta rosso” ed era conosciuto come un critico della draconiana legge sulla lesa maestà (articolo 112 del codice penale). Si era opposto fermamente al colpo di stato del 2006 e alla violenta repressione militare del 2010 contro gli attivisti del Fronte unito per la democrazia contro la dittatura (UDD), meglio conosciuti come Camicie Rosse. Il poeta era anche una presenza fissa alle manifestazioni tenutesi ogni domenica fuori dal tribunale penale di Bangkok per protestare contro la situazione dei prigionieri politici condannati in base alla 112 e per chiedere la loro liberazione.

“EROE DELLA DEMOCRAZIA” – L’omicidio ha provocato profonda commozione tra gli attivisti democratici e le Camicie Rosse, che considerano Kamol “Mai Nueng” Duangphasuk un martire e un “eroe della democrazia”. «Condanniamo ogni violenza, da qualunque gruppo essa provenga», ha dichiarato Nattawut Saikua, uno degli esponenti più noti delle Camicie Rosse. «Mai Nueng era contro ogni violenza. Aveva solo una penna e scriveva poesie. Credo che le sue poesie, parole e azioni, così come il suo carattere, la sua anima e i suoi profondi convincimenti, serviranno da incoraggiamento per noi, che ancora abbiamo le nostre vite, a portare avanti la nostra battaglia. Durante il viaggio attraverso la nostra battaglia egli non sarà mai dimenticato, e se un giorno il popolo otterrà la vittoria, Mai Nueng sarà sicuramente tra coloro che verranno ricordati come eroi del popolo». «E’ un crimine orrendo», ha dichiarato Darunee Kritbunyalai, altro esponente di spicco delle Camicie Rosse. «Mai Neung era un guerriero culturale, era un nonviolento, non rappresentava un pericolo per nessuno e non meritava una morte violenta».

VIOLENZA MONARCHICA – Se la matrice dell’omicidio del poeta rosso dovesse rivelarsi di natura politica, si tratterebbe solo dell’ultimo violento attacco contro attivisti democratici e intellettuali critici riguardo al ruolo politico della monarchia e all’applicazione della legge sulla lesa maestà. Il 12 febbraio 2014, un gruppo di uomini ancora non identificati aveva sparato e lanciato delle bombe artigianali contro la casa e l’automobile di Somsak Jeamteerasakul, un professore di storia della prestigiosa Università Thammasat, noto per le sue posizioni critiche riguardo al ruolo della monarchia. Al momento dell’attacco Somsak era a casa ma è rimasto illeso. Due anni fa, il 29 febbraio 2012, il professore di diritto Worachet Pakeerut, anch’egli della Thammasat, è stato aggredito da due uomini nel parcheggio dell’università. Gli assalitori hanno preso a pugni il professore, che se l’è cavata con pochi giorni di prognosi. Worachet appartiene al gruppo di giuristi noto come Nitirat (Legge per il Popolo) che ha proposto degli emendamenti migliorativi alla legge di lesa maestà in Thailandia. Gruppi ultra-monarchici, generali dell’esercito, alti funzionari governativi e politici di tutti gli schieramenti considerano i commenti critici contro la legge di lesa maestà e qualsiasi suggerimento di modifica della legge come un atto di tradimento nei confronti dell’anziano re Bhumipol Adulyadej, che è circondato da un clamoroso culto della personalità.

Mai Nueng killed

Kamol “Mai Nueng” Duangphasuk. Foto Khaosod.

PRIGIONIERI POLITICI – L’articolo 112 del codice penale stabilisce che «chiunque diffama, insulta o minaccia il re, la regina, l’ erede o il reggente, è punito con la reclusione da tre a quindici anni». Alle persone accusate di questo reato viene sistematicamente negata la cauzione e spesso rimangono in prigione per molti mesi in attesa di giudizio per via della loro “pericolosità sociale.” Nella maggior parte dei casi, gli accusati vengono poi condannati a diversi anni di carcere. Tra i casi più celebri di condanne per lesa maestà degli ultimi anni ricordiamo il webmaster Tanthawut Taweewarodomkul; la giornalista Chiranuch Premchaipornl’attivista politico Surachaiil cittadino singaporiano Wanchai; il blogger thai-statunitense Joe Gordon (graziato pochi giorni prima della visita ufficiale di Barack Obama a Bangkok); l’agente finanziario Khata Pajariyapong; il noto giornalista, sindacalista e attivista politico Somyot Prueksakasemsuk, che nonostante la mobilitazione delle organizzazioni per il rispetto dei diritti umani è stato condannato a 11 anni di galera per la sua responsabilità di editore nella pubblicazione di 2 articoliconsiderati diffamatori nei confronti della Famiglia Reale; Akachai Hongkankwan, reo di aver venduto tre DVD contenenti un documentario proibito; e per finire, la storia più triste, quella dell’anziano, poverissimo, semianalfabeta Ampon Tangnoppakuln, ammalato di cancro, condannato a 20 anni per aver inviato 4 SMS e poi morto in carcere.

LEGGE LIBERTICIDA – I casi estremi di condanne per lesa maestà hanno suscitato grande clamore anche a livello internazionale, portando organizzazioni umanitarie, Nazioni Unite, Unione Europea e Stati Uniti a esternare preoccupazione per i diritti umani nel Regno della Thailandia, e garantendo al gruppo Nitirat il supporto di intellettuali di livello internazionale del calibro di Noam Chomsky. Human Rights Watch ha da tempo sollevato preoccupazioni circa l’impatto devastante sulla libertà di espressione causato dalla applicazione din questa legge sulla lesa maestà e dalla facilità con cui essa viene strumentalizzata per scopi politici da parte delle autorità.

IL RE: “ANCH’IO DEVO ESSERE CRITICATO” – Ironicamente, il re stesso ha dichiarato pubblicamente, nel suo discorso di compleanno del 2005, di non essere al di sopra di ogni critica: «In realtà, anch’io devo essere criticato. Non ho paura se la critica riguarda quello che faccio di sbagliato, perché almeno so [di aver sbagliato]», ha detto Sua Maestà. «Perché se si dice che il re non può essere criticato, significa che il Re non è umano. Se [si dice che] il re non può sbagliare, è come guardarlo dall’alto in basso, perché il re non viene trattato come un essere umano. Ma il re può sbagliare.»

HRW: “MODIFICARE LA LEGGE” – L’omicidio di Kamol rappresenta l’ennesimo atto di violenza destinato a peggiorare il clima di odio che fomenta l’infinita crisi politica thailandese. «L’omicidio brutale e oltraggioso del poeta e attivista delle Camicie Rosse Kamol può solo peggiorare la già tesa situazione politica in Thailandia», ha dichiarato Brad Adams, direttore di Human Rights Watch (HRW) per l’Asia. «L’omicidio aumenta il clima di paura percepito da coloro che si espongono contro la draconiana legge sulla lesa maestà della Thailandia. Le autorità thailandesi hanno bisogno di indagare rapidamente su questo omicidio e consegnare i responsabili alla giustizia – chiunque essi siano. Le autorità thailandesi devono anche muoversi con urgenza per modificare la legge che vieta le critiche alla monarchia in modo da garantire un ambiente in cui tutti gli argomenti siano aperti alla discussione.»

Fonte immagini: Khaosod.

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Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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